e7, colloquio con il presidente di Federidroelettrica, Paolo Picco

Quella ottenuta dall’acqua è tra le più antiche fonti di energia ma i produttori per primi sentono l’esigenza di rinnovarsi. Oggi guardano a due possibili vie di sviluppo, spiega a e7 il presidente di Federidroelettrica Paolo Picco: la prima prevede la generazione distribuita di energia idroelettrica per la crescita delle comunità energetiche. “Diciamoci la verità, è più semplice pensare al fotovoltaico quando si parla di comunità energetiche”, commenta Picco, “perché per l’idroelettrico la questione è più complessa”. Ciò non esclude che questa fonte di energia possa essere impiegata in alcune comunità energetiche montane del Piemonte, prima Regione che si è dotata di una legge specifica. Per far decollare il progetto, secondo il presidente, l’Arera dovrà “eliminare i costi di trasporto dell’energia” previsti oggi per chi “immette elettricità in rete”. Si potrà considerare una “agevolazione per la comunità energetica” così da “gestirla con minori costi e carico fiscale”.

Per trovare largo consenso a questa idea, Federidroelettrica ha coinvolto le associazioni ambientaliste e, in particolare, Legambiente. “Negli ultimi anni sono aumentate le problematiche legate alla sostenibilità degli impianti costruiti e sono nati dei gruppi verdi”, precisa Picco. I più controversi sono quelli del Friuli Venezia Giulia: “Qui ci sono troppe centrali che sottendono l’alveo del fiume e lo lasciano asciutto”. Anche secondo la Federazione “alcuni progetti hanno un impatto ambientale abbastanza importante” e, d’ora in avanti, “il proposito è di capire, insieme alle associazioni ambientaliste, quali impianti hanno un ridotto impatto ambientale” per impiegarli nella creazione delle comunità energetiche.
Sull’uso dell’idroelettrico per le comunità energetiche Legambiente si mostra “ben disposta” purché, appunto, si tratti di “una centrale con un impatto sociale completamente diverso rispetto al passato e adoperata in una comunità limitrofa”. Questa ipotesi tiene conto dell’uso di alcuni invasi, insieme all’idroelettrico, per regolare il sistema elettrico nazionale. Ipotesi che apre alla seconda via di sviluppo del settore: conferire all’idroelettrico, fonte rinnovabile e programmabile, il ruolo di regolatore primario della stabilità della rete elettrica nazionale. “Tornare a fare manutenzione di un certo tipo sugli invasi consentirebbe di riattivarli”, secondo il presidente dell’associazione. Le batterie, cui spesso si pensa in abbinamento alle fonti rinnovabili, “prevedono un uso di poche ore, un costo e sono soggette a usura”.

Oggi i produttori guardano in maniera nuova all’idroelettrico e “distaccata dagli incentivi”, precisa Picco. Con il decreto Fer1 l’esecutivo ha stabilito dei “contingenti bassi per l’idroelettrico” e, di fatto, ha garantito l’incentivo solo agli impianti di tipo puntuale.
“Siamo in attesa del Fer2. Dovremo capire se i contingenti saranno alzati”.

Sul tema della scarsità d’acqua, infine, Picco commenta: “Ci sono sempre stati periodi di abbondanza e di scarsità, non la riteniamo ancora una problematica”. In un unico caso bisognerà preoccuparsi: se i livelli di acqua saranno simili a quelli registrati nel 2017.
Anno in cui ci fu una eccezionale carenza d’acqua e l’Istat parlò di servizio irregolare per una famiglia su dieci.

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